In giro per posti noti, che oggi però sembrano diversi grazie alla luce autunnale, in pineta, al mattino, procedendo verso il sole.
C'è molta umidità nell'aria, e a noi pare averla assorbita tutta fin dal primo tratto di strada, sull'argine del Ronco, dove le canne appesantite dall'umidità si sono chiuse sul sentiero, quasi a volerlo sbarrare, opponendosi al passaggio dei ciclisti con percosse di foglie umide; è così fino alla chiusa verso la foce, che percorriamo dirigendoci verso la
Torraccia.
Eccola. Si staglia possente e incurante degli anni in mezzo alla campagna piatta e nuda, come deve essere a novembre.
Sullo sfondo la pineta di Classe. La raggiungiamo in pochi minuti e subito ci immergiamo in un mondo di suoni attutiti: il vento, i versi degli animali invisibili, le ruote sull'erba e sui ramoscelli spezzati.
Raggi di luce giocano con gli alberi e i cespugli; o con le canne che di tanto in tanto subentrano al bosco. Percorriamo sentieri tortuosi, spesso interrotti da alberi caduti e non rimossi, segnati da tracce innumerevoli di animali.
Ancora una volta è grazie a Gianluca che percorriamo e ci godiamo questi sentieri, un susseguirsi di curve e saliscendi circondati da ambienti sempre diversi.
Usciamo dalla pineta, Lido di Classe è la nostra meta intermedia, quella dedicata alla pausa caffè. Che però non c'è perché non troviamo un bar aperto.
Fa niente, rientriamo seguendo una via meno tortuosa.
Oggi sono 46 i km percorsi in tre ore. Trappa breve quindi, ma ancora una volta tappa gratificante.