lunedì 10 agosto 2020

Delta del Po: SACCA DEGLI SCARDOVARI, un mondo d'acqua, ma non da bere

 

6 agosto, doveva essere una giornata di mare, ma il cielo è coperto e l'aria fresca, ideale per montare in sella. Cambiamo programma, una meta è pronta da tempo: delta del Po, in territorio veneto, anche se agosto non parrebbe il mese più adatto per tornare in posti che ricordiamo piuttosto afosi. Si discute, si decide di andare, ci si orgnizza; nel frattempo l'orologio corre.
Puntiamo a Goro. Poi Gorino e, di seguito, i ponti di barche su rami del Po, due, uno solo a pagamento.
E siamo in Veneto, a Santa Giulia, nell'isola della Donzella, la maggiore delle isole del Delta.

  
Non è una metropoli, ma si può parcheggiare agevolmente, e c'è anche una nota osteria, l'Arcadia, in cui in questa stagione trovi il prodotto di famiglia, le cozze, preparato in 9 modi! 
La tentazione è forte, ma sono le 11,30, presto per pranzare, e non possiamo attendere in ozio: Cavallo scalpita per la voglia di andare.

Percorriamo l'argine sinistro del Po di Gnocca, o Donzella; il fiume scorre placido verso sud. Pochi chilometri e siamo alla punta e subito dopo entriamo nella sacca degli Scardovari, il paradiso dei molluschi.


La strada corre sull'argine che chiude la laguna, fondo asfaltato, paesaggio fisso: a destra acqua scura, a sinistra campagna con poche case; lungo la strada nessun albero a darci ristoro da un sole che nel frattempo si è fatto aggressivo.

 

Nessun incontro sulla strada, solo uccelli, anche strani. 
E poi iniziano le barche da pesca, ancorate,  tante, di tutti i tipi. Fronteggiano, nell'acqua, distese a perdita d'occhio di pali e reti e cesti per la coltivazione dei molluschi. E si sposano, a terra, con i capanni, depositi di attrezzature, decine e decine di depositi, dapprima di fortuna, poi, proseguendo sempre più moderni.
Restiamo colpiti da questo mondo esteso e affascinante, oggi apparentemente disabitato, ma in altri giorni sicuramente vitale e che rappresenta una risorsa economica importante e di pregio. 
 
Ed ormai il sole  che ci colpisce impietoso e che rende sempre più frenetica la ricerca di un poco di ristoro: alberi zero, fontane zero, ristoranti aperti zero. Il cielo è sgombro di nuvole, l'acqua della laguna più azzurra e trasarente.
Poi, finalmente, quando la strada inizia a piegare verso oriente, si materializza un miraggio sotto forma di ristorante, nel verde ""Marina 70".
Non abbiamo dubbi e ci accomodiamo. Oltre ad assaggiare ottime vongole e a godere di una vista unica, impariamo cose interessanti. Che questa laguna offre prodotti di eccellenza, come le ostriche rosa. Che proprio qui, nel '66 iniziò l'alluvione rovinosa.
Il tempo passa veloce, riprendiamo il nostro cammino attorno alla sacca fino a Barricata e alle sue spiagge, dove l'acqua del Po delle Tolle si mescola a quella del mare. La spiaggia è invitante, ma non siamo in vena di bagno.
Costeggiando il Po per risalire fino a Scardovari, ora impazienti perché di acqua oggi ne abbiamo vista tanta ma di fontane a cui abbeverare Cavallo, e cavaliere, nessuna.
Da Scardovari scegliamo la via più breve per rientrare a Santa Giulia, ripercorrendo solo in piccola parte la strada del mattino. 
Ora è caldo, ma ci siamo ossigenati in altura e continuiamo senza soste ulteriori fino a Santa Giulia. 

Bilancio? 50 km percorsi. Abbiamo conosciuto  un ambiente ed un mondo affascinante. Dovremo completare l'esplorazione in futuro, perché il delta è grande e c'è ancora molto da vedere, e da ... gustare.

Torneremo, ma sceglieremo giornate meno calde.

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